"Musslen: un rivoluzionario romagnolo nella terra pavese",

di Fabrizio Bernini.

A cura di Matteo Canato

Il libro, come si legge nell’introduzione è “un saggio storico più che enunciato come disciplina fatto narrare da un protagonista”.

Il narratore è un vecchio contadino, giardiniere alla Certosa di Pavia, che, in un giorno della calda estate pavese del 1951, inizia a raccontare ad un giornalista degli eventi pavesi legati alla vita di Mussolini.

Il giornalista in questione altro non è che Vito Mussolini, figlio di Arnaldo, fratello del Duce, già direttore del Popolo d’Italia che si sta interessando per conto di Donna Rachele e della famiglia Mussolini, del recupero delle povere spoglie del Capo del Fascismo, in modo da dare loro una degna sepoltura.

Procedendo nella lettura del libro, che si legge agilmente ed in un solo fiato, si scoprono singolari vicende dei gerarchi fascisti della lomellina e dell’Oltrepo pavese.

L’autore non si limita solo al ventennio ma racconta anche dei rapporti tra il Mussolini leader socialista ed i socialisti pavesi che, addirittura, gli  forni- ranno ospitalità durante il viaggio che lo porterà in Svizzera.

Molto interessanti sono anche le descrizioni delle visite che il Duce fece alla città di Pavia, sia come capo del fascismo sia “privatamente”, che vengono rivissute attraverso le cronache dei giornali dell’epoca.

Nella lettura si apprenderanno anche retroscena pavesi del futuro ras di Cremona, Roberto Farinacci.

Un libro semplice, abbastanza completo ma, soprattutto, adatto a tutte le fasce di età: consigliato!