Fascisti senza Mussolini- Le origini del neofascismo in Italia 1943-1948 

a cura di Marco Galandra

 

Pur non avendolo ancora letto, abbiamo sentito parlare bene del libro di Giuseppe Parlato, Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948”, uscito nel novembre del 2006 per Le Edizioni del Mulino.

Ne diamo innanzitutto una breve recensione:

            “A soli venti mesi dalla fine del fascismo e della guerra civile, il 26 dicembre 1946 nasceva a Roma il Movimento sociale italiano. Esso costituì il risultato di un intenso lavoro di contatti e di relazioni che ebbe inizio addirittura prima della fine della guerra e che coinvolse anche ambienti legati ai servizi segreti americani. Avvalendosi di un’ampia messe di fonti edite e inedite, italiane e straniere, Parlato rovescia la visione tradizionale di un neofascismo puramente nostalgico: il neofascismo e il Msi si inserirono bene nella politica della Guerra fredda, dove, nella contrapposizione al comunismo, potevano individuare nuovi spazi di agibilità politica. Il volume prende le mosse dalla descrizione del fascismo clandestino al Sud, nell’Italia liberata, fra il 1943 e il 1945, per poi affrontare l’attività riservata svolta dai neofascisti in funzione anticomunista. Scorrono in queste pagine momenti inediti e sorprendenti: la prima apertura ai neofascisti, realizzata da Togliatti nel novembre 1945; il ruolo della Chiesa nella loro organizzazione unitaria; i rapporti fra i neofascisti ricercati dalla polizia con autorità di governo e uomini politici antifascisti al fine di concordare l’amnistia Togliatti; gli uomini della Decima Mas invitati come addestratori dei reparti d’assalto in Israele; aspetti nascosti dell’attentato all’ambasciata inglese a Roma (1946); le profonde differenze fra la strategia di Romualdi e quella di Almirante al momento della nascita del Msi”.

            Di Giuseppe Parlato, che insegna Storia Contemporanea nella Libera Università “San Pio V” di Roma, e che ha pubblicato anche, nel 2000, “La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato”, parla Giampaolo Pansa nel suo, “La Grande Bugia, Le sinistre italiane e il sangue dei vinti”, definendolo “una mosca bianca” nell’ambiente della storiografia italiana, “dove i clan di sinistra sono ancora molto forti”. Pansa intervista Parlato per avere da lui una risposta: “in che modo un giovane di destra è riuscito ad affermarsi come storico, e a insegnare all’università, in un’Italia dove la storia contemporanea è stata per anni un latifondo quasi esclusivo della sinistra,ben protetto dai suoi campieri”?

            E’ un’intervista piuttosto lunga ma interessante, che riassumiamo qui di seguito.

            Giuseppe Parlato, dunque, è nato a Milano nel 1952, figlio unico di un funzionario delle ferrovie. Il padre,classe 1912, non era andato in guerra perché svolgeva il lavoro di ferroviere,ma era iscritto al Pnf e anche al Guf, poiché, pur lavorando, studiava all’università. Dopo l’8 settembre, aderì alla Repubblica Sociale, continuando a svolgere il proprio lavoro fra Torino e Chivasso. Proprio là i partigiani andarono a cercarlo il 25 aprile, senza trovarlo, però, poiché era a casa in licenza matrimoniale. Le nozze del padre di Parlato erano state celebrate a Cigliano,in provincia di Vercelli, proprio mentre si svolgeva un combattimento tra i partigiani e un gruppo di militari fascisti dei RAU, i Reparti Arditi Ufficiali. Costoro, alla fine, si arresero con la promessa di aver salva la vita ma vennero fucilati tutti a Graglia, nel Biellese: una trentina, comprese due ausiliarie e le mogli di due ufficiali!

            Giuseppe Parlato studiò a Torino, laureandosi nel 1974 con una tesi sui moti del 1821 in Piemonte, premiata con il 110 e lode e la dignità di stampa. Aveva 22 anni, non era iscritto a nessun partito politico ma aveva idee genericamente cattoliche di destra. Il controrelatore della sua tesi avrebbe dovuto essere il prof. Alessandro Galante Garrone, il quale però, quando scoprì che Parlato aveva partecipato alla battaglia contro il divorzio nel referendum del 12 maggio 1974, si rifiutò di laurearlo poiché “,,,aveva fatto campagna con i fascisti del MSI di Giorgio Almirante”!

            Continua Parlato nell’intervista rilasciata a Pansa:” Quelli erano tempi molto duri per gli studenti di destra a Torino. Erano pochissimi rispetto agli studenti di sinistra,davvero tanti. E venivano sempre pestati di brutto, dentro gli stessi locali dell’università”. Nel 1976, Parlato ottenne una borsa di studio per l’ateneo di Torino ma scoprì presto che un docente di quella università stava tentando di fargliela togliere perché era un cattolico di destra! Fortunatamente, il suo nome venne segnalato a Renzo de Felice, ordinario di Storia contemporanea alla “Sapienza” di Roma, che lo volle nella sua squadra di assistenti.

            E’ noto che De Felice si attirò i fulmini delle sinistre per aver messo in discussione molti dei loro tabù, tra cui “la vulgata”(come lui la chiamava) resistenziale. Venne perciò accusato di essere un “revisionista” e minacciato anche fisicamente. L’anno prima della sua morte, avvenuta nel 1996, due bombe vennero fatte esplodere sotto casa sua, “tanto per chiarire” dice Parlato “l’atteggiamento pacifico” dei cosiddetti “difensori della libertà”!

            Giuseppe Parlato è diventato ordinario di Storia contemporanea nel 2001, dopo essere stato ricercatore per vent’anni e avere perso tre concorsi!

Marco Galandra             

Da leggere:

Giuseppe Parlato, Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948”, Torino,Le Edizioni del Mulino, 2006.

Giampaolo Pansa, La Grande Bugia. Le sinistre italiane e il sangue dei vinti, Milano, Sperling & Kupfer Editori, 2006